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Paese

Dati Generali
Il paese di Sarule
È un centro della provincia di Nuoro, nella Barbagia di Ollolai. Sorge alle pendici del Monte Gonare, sulla quale vetta si innalza il Santuario di Nostra Signora di Gonare, fatto edificare dal Giudice Gonario di Torres nel XII sec. per adempiere un voto. Il territorio di Sarule è ricco di insediamenti preistorici, ne sono stati censiti circa quaranta. Villaggi di piccole e grandi dimensioni, nuraghi, tombe dei giganti e domus de janas. Nel Medioevo fu capoluogo della curatoria omonima. Gli Aragonesi lo concessero in feudo a Berengario Carroz, fece parte della Contea di Quirra nel 1363, e del Marchesato di Orani dal 1617 fino all’abolizione dei feudi. L’economia del paese si basa sulla produzione agropastorale: olio d’oliva, frutta, vino e formaggi che vengono impiegati nella produzione di dolci tipici come “casadinas? e “sevadas?. Sarule è famoso per la produzione artigianale di tappeti lavorati a mano su telai verticali. I laboratori artigiani si trovano lungo la via principale del paese, lavorano la lana di pecora che viene prima filata poi tinta con erbe. I colori sono vivaci i disegni spesso sono realizzati da artisti famosi, i risultati sono di grande qualità per la durata nel tempo e per il design.
Il territorio di Sarule
Altitudine: 227/183 m
Superficie: 52,65 Kmq
Popolazione: 1905
Maschi: 923- Femmine: 982
Numero di famiglie: 712
Densità di abitanti: 36,18 per Kmq
Farmacia: via Kennedy, 5 - tel. 0784 76595
Guardia medica: (Orani) - tel. 0784 74209
Carabinieri: via san Bernardino - tel. 0784 76000

Storia

SARULE, villaggio della Sardegna nella divisione, provincia e prefettura di Nuoro, compreso nel mandamento di Orani, e parte in altro tempo del dipartimento del Dori.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 13' 50" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 2' 30".

Siede sopra una piccola eminenza con orizzonte ristretto a levante, dove a poche miglia sorge il monte del Dori, altrimenti di Gonàri, a tramontana dai colli di Orani; ma un po’ largo a ponente e a mezzogiorno, sebbene la vista non si possa stendere molto lontana per il rilevamento del suolo.

Difeso totalmente dal levante, coperto alquanto da’ venti boreali, resta esposto al ponente, al libeccio e un poco all’austro. I nuvoloni che si aggruppano sul monte Gonari, sciogliendosi, versano copiose pioggie, e non sono rare nè la fulminazione, nè la grandinazione. Il freddo invernale non è molto incomodo, e se pure sieno molto vicine le nevose montagne del Gennargento, tuttavolta provi mite l’ambiente se non regnano i venti di tramontana e maestro.

Sentesi poca umidità, e se i bassi strati dell’aria si ingombrano di vapori, la nebbia non è perniciosa.

L’aria deve dirsi buona in tutti i tempi, e se anche in Sarule alcuni patiscono le febbri periodiche e perniciose, questo accade per malore concepito in altre regioni meno salubri, quali sono quelle di Ottana prossime al fiume.

La superficie territoriale del comune di Sarule si può computare di circa 16 miglia quadrate.

In questo territorio levasi la sunnotata montagna di Gonari, la quale, secondo misura barometrica notata dal gen. Alberto Della Marmora, sorge sul livello del mare di metri 1115 92 nel punto, dove è la porta della chiesa.

Delle tre creste che ha questa montagna, la più alta è questa che abbiamo indicata, dalla quale vedesi il mare di ponente (mare sardo) e il mar di levante (mare tirreno), e si gode una immensa prospettiva, non però alla parte di levante, dove levasi la giogaja dei bianchi monti di Oliena, la quale superiormente a quel villaggio si erge a maggiore altezza, cioè a metri 1338 46, e meno ancora alla parte di ostro-sirocco, dove sorge la gran mole di Gennargento, che di molto supera l’altezza del Gonari, perchè si eleva a metri 1917 72 nella punta di Bruncu Spina.

La pendice del Gonari verso levante ed austro è di una particolare ertezza. È men difficile dal lato di ponente, pel quale ascendono i sarulesi, e dalla parte di tramontana, dove serpeggia il sentiero di Orani.

Tra questa montagna e l’eminenza del paese è una piccola collina; quindi altre tre, una alla parte di ponente-libeccio, l’altra all’austro, la terza all’austro-sirocco, procedenti nella sola linea di maestro-sirocco, e gradatamente una più dell’altra distanti dal paese.

La roccia dominante è la granitica.

Ma nella suddetta montagna di Gonari trovasi una certa calce carbonata, tavolare, aggruppata in varii versi, cosparsa di cristalli di quarzo, con altri di calce carbonata, alcuni dei quali appartengono alla varietà prismatica lamelliforme.

Nella stessa massa può notarsi una steatite bigia d’apparenza alquanto scistosa.

Si possono indicare molte fonti di acque finissime, e perenni, e non poche di notevole copia.

Un solo rivo nasce e scorre dentro questo territorio nella valle verso greco delle tre sunnotate colline, il quale congiuntosi prima col ruscello di Orani, poi con quello di Onnivèri, accresce quello che move dal monte di Ollolai, Gavoi e Olzai, e scorre lunghesso la valle delle stesse colline, verso maestro.

La regione montuosa di levante e varii altri tratti sono occupati da selve ghiandifere, dove specialmente domina la specie dell’elce. Queste selve in alcune regioni sono giovani, il che accenna ad incendii avvenuti in altri tempi. Alle specie ghiandifere sono mescolate varie altre, che possono servire alla costruzione.

Nelle regioni selvose trovansi cinghiali e daini, nelle altre volpi e lepri.

È facile la caccia delle pernici, e si prendono molte beccaccie, tordi, merli, ecc.

Nelle rupi del monte Gonari hanno nido le grandi aquile.

Popolazione. Nel censimento dell’anno 1845 si trovarono anime 1457 distribuite in famiglie 359, e in case 317.

Nel rispetto dell’età e del sesso si notavano sotto i 5 anni maschi 80, femmine 72; dai 5 ai 10 anni maschi 101, femmine 77; dai 10 ai 20 maschi 170, femmine 162; dai 20 ai 30 maschi 78, femmine 97; dai 30 ai 40 maschi 112, femmine 104; dai 40 ai 50 maschi 90, femmine 111; dai 50 ai 60 maschi 18, femmine 15; dai 60 ai 70 maschi 12, femmine 12; dai 70 agli 80 maschi 1, femmine 0, e in totale maschi 736, femmine 721.

Fra 736 maschi erano scapoli 502, ammogliati 202, vedovi 32.

Tra le 721 femmine erano zitelle 415, maritate 202, vedove 104.

I sarulesi sono gente robusta e sana; quindi resistenti alla fatica, e rare volte bisognosi di soccorsi del-l’arte salutare.

Si può dire che la malattia predominante è l’infiammazione, e che la massima parte muojono di dolor laterale, perchè male si difendono dalle frequenti variazioni che subisce la temperatura dell’atmosfera per l’influenza dei venti.

Più che nelle altre età è notevole la mortalità nella prima per la poca cura che hanno le madri massime nella classe povera.

Nella parte morale è piuttosto da lodare il carattere di questo popolo, essendo gente pacifica e laboriosa.

Sull’origine di questa popolazione si dice per tradizione che fosse fondatore del borgo un certo Donno Sarule, il quale fuggendo dal suo luogo natio, che non si sa qual fosse, si stabilì sopra la collina nella quale trovasi il paese, e determinatamente presso la rupe che si vede prossima all’oratorio del Rosario e alla distrutta chiesetta di s. Marta; e dicesi pure che essendosi riunite intorno a lui molte altre famiglie in breve esistesse un notevole borgo: ma nulla si nota sopra l’epoca di questo stabilimento, che probabilmente è in là del mille.

Egli è probabile che gli antichi Jolaesi (i popoli di Barbagia Ollolai) si distendessero sin qua, e che la montagna di Gonari fosse uno dei luoghi forti, nei quali si ricoveravano, quando erano assaliti dalle milizie dei dominatori dell’isola; e quindi che sulla medesima in sito di facile difesa fosse qualche grossa borgata, dalla quale, quando cessò la guerra che per tanti secoli li Jolaesi combatterono contro i dominatori stranieri, scendessero per istabilirsi in luoghi più temperati e fruttiferi, come sono quelli dove è Orani e Sarule.

Il monte di Gonari fu un luogo forte anche dopo il mille, e un punto di difesa nella frontiera del regno di Logudoro presso quello di Arborea, e di Gallura.

Istruzione. La scuola primaria numera non più di 15 fanciulli, sebbene dovesse contarne almeno 80, giacchè come abbiamo notato i fanciulli da 5 a 10 anni sono più di 100.

Nè solo il benefizio d’istruzione è ristretto a pochi, ma neppure a questi pochi è generalmente proficuo, perchè non saprei dire quanti abbiano per lo meno imparato a scrivere in quella scuola.

L’istruzione religiosa si dà, ma si parla più spesso d’altro, che di ciò che massimamente importa, ed è la morale evangelica, i cui principii si dovrebbero sempre inculcare.

Tra i cinquecento e più uomini, che sono in istato di lavorare, i più si esercitano nell’agricoltura, un’altra parte nella pastorizia; dopo i quali sono circa 50 persone, che si adoperano in diverse arti e mestieri per servizio degli altri popolani.

Le donne sarulesi sono molto laboriose e sempre occupate o nelle cure domestiche o nel lavoro.

Si occupano esse a filare o a tessere, e tessono tele per lo più grossolane: ma le più maneggiano la lana e lavorano panni per uso proprio e dei mariti o figli, e dopo aver provveduti ai bisogni domestici lavorano e vendono a’ gavoesi coperte, bisaccie, sacchi e simili.

Dopo il lucro che si può avere da’ cereali e dai prodotti pastorali, che si mettono nel commercio, deve ordinarsi il guadagno che si ottiene da quest’industria delle donne. Se avessero migliori macchine e conoscessero meglio l’arte, le loro opere sarebbero migliori e il provento maggiore.

Possidenti. I quattro quinti delle famiglie hanno poderi rustici, o armenti e greggie; i rimanenti possedono per lo meno la casa dove abitano. Alcune famiglie sono benestanti, ma tra esse nessuna notasi per ricchezza.

Agricoltura. Un solo quarto del sarulese è terreno chiuso o per la cultura delle viti, degli alberi fruttiferi e delle specie ortensi, o per conservare il pascolo al bestiame; il restante è aperto, e una parte coltivasi a cereali, un’altra è per il pascolo comune.

Le persone applicate all’agricoltura sono non meno di 350.

La seminagione ordinaria di cereali è di circa 600 starelli di grano, di 700 di orzo, di 30 di fave, di 20 di legumi.

La fruttificazione del frumento è mediocre perchè di rado dà più del settuplo della semenza; quella del-l’orzo è più notevole e ordinariamente non minore del dodecuplo. Le terre coltivate a cereali sono nelle regioni di ponente e del meriggio, che sono meno ingombre di alberi ghiandiferi e cedui. Si semina pure un poco di lino.

Nella parte di levante, dove sono frequenti i rigagnoli, potrebbesi coltivare la meliga: ma i benefizii della natura restano inutili per difetto d’industria.

Parimente nella stessa parte sarebbe il suolo molto idoneo alla cultura delle patate; ma pochi attendono alla medesima.

Nelle vigne, che sono ben situate, maturano facilmente i grappoli e si potrebbe fare ottimo vino; ma i metodi imperfetti fanno che sia di poca bontà.

La quantità del mosto è sufficiente alla consumazione del paese, e i sarulesi bevono volentieri come gli oranesi.

L’orticultura è praticata tanto quanto basta per l’uopo delle famiglie, che hanno terre in siti irrigabili. Potrebbesi estendere perchè ne godessero anche le altre, ma non si intende il proprio interesse.

Le specie de’ fruttiferi coltivate sono poche, e il numero degli individui è piuttosto ristretto comparativamente al numero della popolazione.

Pastorizia. Le regioni a levante di questo territorio sono per la frequenza delle acque e per l’abbondanza de’ pascoli molto favorevoli alla educazione delle vacche, delle capre e de’ porci; quelle a ponente ed al meriggio, somministrano larga pastura anche alle pecore.

Le persone applicate alla pastorizia sono 80 circa.

Il bestiame manso ha circa 400 capi vaccini, e dirò distintamente circa 300 buoi e 100 tra vacche manna-lite, o manse, e vitelli o vitelle: cavalli di servigio 60, giumenti 125, majali 60.

Educasi gran quantità di pollame, il quale supplisce al bisogno quando resti sprovveduta la beccheria.

Nel bestiame rude si numerano: capi vaccini 1000, capre 2500, porci 1200, cavalle 220, pecore 2800.

Manca affatto ogni nozione di veterinaria, e però spesso si patisce gran mortalità nelle varie specie.

I metodi del caseificio sono, come in altre parti, molto imperfetti, e però i prodotti non hanno gran pregio, nè portano molto lucro.

Commercio. I sarulesi vendono i prodotti cereali a’ paesi della Barbagia, i prodotti pastorali a’ negozianti che fanno affari nel porto di Orosei.

Dista Sarule da Orani verso greco-tramontana m. 1. 1/2 ; da Ottana verso ponente 5. 1/2; da Mamojada verso levante 5. 1/4; da Olzai a ostro verso ostro-libeccio 3; da Ollolai a ostro verso ostro-scirocco 3. 3/4; da Gavoi, parimente a ostro, ma più presso a ostro-libeccio, 4. 1/2.

La strada da Cagliari a Terranuova, se non passerà in questo territorio, non potrà esserne molto lontana, e allora Sarule unendosi alla medesima per una piccola diramazione potrà avere molta agevolezza nel trasporto delle derrate; il che ecciterà la industria e la produzione, perchè la gran ragione, per cui ora non si adopera molto studio nelle coltivazioni, è questa che non si saprebbe che farne de’ prodotti.

Religione. Sarule che appartenne già al vescovado di Ottana, è ora soggetto al vescovo di Alghero.

Dista dalla notata sede vescovile, in Alghero, miglia sessanta, mentre non è lontana questa parrocchia, che sole miglia sei da Nuoro, dove è un vescovado. Da questi, come da tanti altri esempi consimili, vedesi bene la necessità di circoscrivere meglio le diocesi sarde.

La chiesa maggiore di Sarule ha per titolare e patrono l’arcangelo s. Michele ed è servita da un prete con l’assistenza di due altri preti.

Sino al 1802 questa parrocchia era rettoria e si amministrava da un proprio parroco residente; da quel tempo fu aggregata alla mensa vescovile di Alghero e si destinarono al vescovo i frutti della medesima, il quale cede una porzione de’ medesimi al vicario ed a’ suoi coadiutori.

Ho detto altrove che tutte le chiese di prebenda canonicale erano povere e mal servite, e che peggio doveva ancora dirsi di quelle, che appartenevano alle mense; e se era ciò verissimo in altri luoghi, lo è non meno in questo. Speriamo debba presto cessar lo scandalo che patisce il popolo vedendo che per accrescere decoro a’ vescovi si lasciano le chiese in uno stato indecente, e per arricchire le mense si lasciano nella miseria i preti che lavorano.

La presente chiesa parrocchiale è di recente costruzione, ed ancora imperfetta, mancando tuttora la sacristia, e restando a farsi la facciata.

Si cominciarono in essa gli offici divini nel 1814, cinquant’anni dopo che fu cominciata la sua fabbricazione, cioè sin dal 1764 quando si disfece l’antica parrocchia che minacciava di cadere.

Da tanto spazio di tempo impiegato nella riedificazione può dedurre il lettore quanto sia la povertà della sua dotazione, che pare sia nulla; quanto la incuria de’ vescovi in cooperare alla fabbrica, e quanta la parsimonia del popolo in contribuire, incuria e parsimonia che sentesi anche al presente, perchè la chiesa non solo è imperfetta, come ho notato, ma ha bisogno di molte cose necessarie al culto. Se il vescovo che gode i profitti della chiesa non se ne cura, meno se ne interessano i parrocchiani.

Fra poco rovinerà lo stesso campanile, e allora apparirà anche meglio come sian curate le cose del culto.

Le chiese minori dentro il paese sono l’oratorio di s. Croce, e quello del rosario, dove officiano due confraternite dello stesso titolo; quindi le chiese di s. Lucia e di s. Antonio di Padova.

La chiesa di s. Lucia è la più antica delle chiese di Sarule; ma non si sa quando sia stata edificata. Tutti gli anni nel giorno della Pentecoste si festeggia per la commemorazione della sua consacrazione.

Fuori del paese, alla parte di levante e alla distanza di un grosso miglio, trovasi una chiesetta dedicata a s. Bernardino da Siena.

Nella cima della montagna di Gonari è la chiesa di s. Maria, dove si festeggia tutti gli anni per la Beata Vergine nella commemorazione della sua natività, con numeroso concorso di gente da tutti i dipartimenti d’intorno.

Antichità. Nel territorio di Sarule è una regione detta di Balerì, nella quale pretendesi sia stata una città, e pare ad alcuni per il suddetto nome, che fosse quella che nella geografia di Tolommeo è detta Valeria. Ma egli è certo che la Valeria di Tolommeo era ben lontana da questo paese centrale, giacchè secondo che accenna quel geografo era essa la più meridionale delle città mediterranee. Se è certo che qui non è stata la Valeria della geografia Romana, non è dubbio che in questo sito sia stata una popolazione.

Nel luogo, che appellasi Lorrocorio, mentre si frugava sotterra (sempre nella smania di trovar tesori) si scoprirono vari oggetti antichi di terra cotta, vetro e di ferro, e tra gli ultimi una accetta profondamente invasa dalla ruggine, la quale, non ostante che conservasse la sua antica forma, si spolverizzò sì tosto come sentì il fuoco di una fucina.

Prossimamente alla regione di Baleri è un antico monumento detto l’altare di Logula, del genere di quelli, che comunemente sono detti sepolcri di giganti, e fu il primo che si osservò dal professore Angius ne’ suoi viaggi per gli studi statistici dell’isola, e inaugurò la ricognizione di molte altre consimili anticaglie, e di quelle altre che sono dette pietre fitte. Nell’atlante archeologico di Alberto La Marmora questo monumento trovasi riferito quale fu osservato.

Sono pure osservate in diversi punti del Sarulese anche le pietre fitte, quali si dicono certi monoliti di rozza forma conica o piramidale lunghi da metri 3 a

7. Ripeto che cotesto simbolo di religione compone-vasi di tre pietre, due minori e una maggiore tra esse.

Le consimili pietre simboliche di qualche credenza religiosa delle antiche tribù sarde, in pochissimi punti si trovano ancora stanti. Nelle altre parti furono rovesciate, dopo che si introdusse la religione di Cristo fra’ barbaracini. Il primo di questi monumenti osservato dal suddetto prof. Angius fu quello di Mamojada, il quale avea ancora in quel tempo ritte le pietre minori. Il colossale monolito medio era stato pochi mesi addietro atterrato.

Sono nel territorio di Sarule non meno di otto nuraghi, quattro verso levante, quasi totalmente disfatti, e quattro alla parte di ponente, i quali sono ancora in gran parte conservati, e nominerò quelli di Iloe, di Iludei e Orvanilo.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sarule
16 Gennaio : Sant'Antonio Abate
Febbraio: Carnevale
5 Aprile : Santa Lucia
6 Settembre: Madonna di Gonare